Cala il sipario sulla presidenza di George W. Bush.
Un vero peccato.
Mi ero abituato alla sicurezza che dava la sua presenza nella stanza in cui si premevano i bottoni più importanti.
Il futuro ci dirà se quel che ha seminato Bush è qualcosa di resistente o di effimero.
Io so di essere contento di aver avuto la possibilità di vivere una stagione esaltante come quella di questi otto anni, in particolare dal 2002 al 2005 abbiamo assistito al più grande soprassalto di reazione di tutto il mondo libero contro il tentativo, l'ennesimo, dei musulmani di aggredire l'occidente.
Non possiamo sapere come finirà, se finirà.
Perchè probabilmente la lotta tra oriente e occidente non avrà mai fine.
Bush ha capito che per essere liberi e sicuri all'interno dei nostri confini, dobbiamo costringere i nostri millenari nemici all'interno dei loro.
Come disse, rivolgendosi ad un bersaglio sbagliato, un magistrato milanese, adesso dobbiamo solo resistere, resistere, resistere.
Possibilmente non dimenticando la lezione di Bush: la miglior difesa è l'attacco.
Che poi è una verità conosciuta da sempre, e che solo qualcuno illuso o in malafede può negare.
Obama non sarà mai il mio presidente, Bush lo sarà per sempre.
lunedì, gennaio 19, 2009
sabato, gennaio 17, 2009
I diktat di Fini
Pare che Gianfranco Fini, nel colloquio di ieri con Berlusconi, abbia posto delle condizioni per proseguire nella marcia di avvicinamento alla formale costituzione del partito della libertà.
1) Più soldi al sud.
Come se non ne ricevesse già abbastanza.
Questo fa il paio con la decisione di consentire a Roma – e solo a Roma – di sforare il bilancio comunale e che ha portato alla giusta reazione della Lega di invitare i propri sindaci a fare altrettanto.
Il condizionamento di An porta così anche il nuovo partito di Berlusconi a stornare risorse dal nord al sud.
2) Limitazione dei poteri di Tremonti.
Ricomincia la sorda lotta tra Fini e Tremonti, che già portò nel 2004 al siluramento del ministro dell’economia (successivamente richiamato come salvatore della patria) ed al peggior anno della precedente esperienza governativa del centrodestra.
Ma Fini non si cura dei risultati, piuttosto del suo personale disegno di scalata politica.
3) “Dialogo” con l’opposizione su riforme costituzionali e giustizia.
In pratica Fini aiuta la sinistra ad esercitare un potere di veto su riforme necessarie e dalle quali si misurerà il successo o il fallimento dell’azione di governo.
4) Freno ai decreti legge.
Anche in questo caso Fini ostacola l’azione di governo, aprendo le porte a quell’assalto alla diligenza che la decretazione di urgenza impedisce.
5) Struttura del nuovo partito.
La novità del pdl va rapidamente in archivio se viene strutturato, come Fini vorrebbe, come un vecchio partito con le sue tessere, i suoi congressi, i suoi riti.
In pratica Fini, da politico di professione, cerca di impedire l’arrivo di nuovi Berlusconi che spariglino le carte con la loro capacità, autorevolezza e flessibilità mentale.
I diktat di Fini a Berlusconi sono apparentemente “ragionevoli”, nella sostanza cercano di riportare Berlusconi nella gabbia di una parvenza di democrazia che è, in realtà, solo di impedimento ad ogni buon governo.
Perché per governare bene è necessario ridurre al punto più prossimo allo zero ogni compromesso, decidere rapidamente e attuare le decisione con altrettanta celerità.
Tutto quel che verrebbe impedito se le condizioni di Fini fossero subite nei fatti – e non solo a parole – da Berlusconi che, adesso, si gioca gran parte della sua credibilità da statista, se non vuole essere anche lui inserito tra i travet della politica politicante.
1) Più soldi al sud.
Come se non ne ricevesse già abbastanza.
Questo fa il paio con la decisione di consentire a Roma – e solo a Roma – di sforare il bilancio comunale e che ha portato alla giusta reazione della Lega di invitare i propri sindaci a fare altrettanto.
Il condizionamento di An porta così anche il nuovo partito di Berlusconi a stornare risorse dal nord al sud.
2) Limitazione dei poteri di Tremonti.
Ricomincia la sorda lotta tra Fini e Tremonti, che già portò nel 2004 al siluramento del ministro dell’economia (successivamente richiamato come salvatore della patria) ed al peggior anno della precedente esperienza governativa del centrodestra.
Ma Fini non si cura dei risultati, piuttosto del suo personale disegno di scalata politica.
3) “Dialogo” con l’opposizione su riforme costituzionali e giustizia.
In pratica Fini aiuta la sinistra ad esercitare un potere di veto su riforme necessarie e dalle quali si misurerà il successo o il fallimento dell’azione di governo.
4) Freno ai decreti legge.
Anche in questo caso Fini ostacola l’azione di governo, aprendo le porte a quell’assalto alla diligenza che la decretazione di urgenza impedisce.
5) Struttura del nuovo partito.
La novità del pdl va rapidamente in archivio se viene strutturato, come Fini vorrebbe, come un vecchio partito con le sue tessere, i suoi congressi, i suoi riti.
In pratica Fini, da politico di professione, cerca di impedire l’arrivo di nuovi Berlusconi che spariglino le carte con la loro capacità, autorevolezza e flessibilità mentale.
I diktat di Fini a Berlusconi sono apparentemente “ragionevoli”, nella sostanza cercano di riportare Berlusconi nella gabbia di una parvenza di democrazia che è, in realtà, solo di impedimento ad ogni buon governo.
Perché per governare bene è necessario ridurre al punto più prossimo allo zero ogni compromesso, decidere rapidamente e attuare le decisione con altrettanta celerità.
Tutto quel che verrebbe impedito se le condizioni di Fini fossero subite nei fatti – e non solo a parole – da Berlusconi che, adesso, si gioca gran parte della sua credibilità da statista, se non vuole essere anche lui inserito tra i travet della politica politicante.
sabato, gennaio 10, 2009
Basta con i sabati islamici
Non ne abbiamo già abbastanza delle manifestazioni e delle piazzate su problemi italiani ?
Perchè dobbiamo subire anche le manifestazioni dei musulmani su questioni che non ci riguardano ?
Se hanno così tanta voglia di menarsi con gli israeliani perchè non li vanno a combattere là dove ci sono gli israeliani ?
Le piazze italiane non sono fatte per le dispute politiche tra popoli stranieri.
E' ora di finirla di concedere ospitalità a chi ci ripaga rompendo le scatole a chi lavora e a chi vorrebbe godersi una giornata di sano relax.
Perchè dobbiamo subire anche le manifestazioni dei musulmani su questioni che non ci riguardano ?
Se hanno così tanta voglia di menarsi con gli israeliani perchè non li vanno a combattere là dove ci sono gli israeliani ?
Le piazze italiane non sono fatte per le dispute politiche tra popoli stranieri.
E' ora di finirla di concedere ospitalità a chi ci ripaga rompendo le scatole a chi lavora e a chi vorrebbe godersi una giornata di sano relax.
sabato, novembre 15, 2008
Eutanasia e dintorni
Un caso, a tutti noto senza bisogno di farne il nome, ha avuto le prime pagine dei giornali.
Si parla (si è parlato e scritto tanto, troppo !) di eutanasia, di omicidio, di testamento biologico.
Nella sostanza una vita in difficoltà verrà spenta (forse) per un tratto di penna di alcuni magistrati.
In Italia è vietata l'eutanasia e non vi è una legge sul testamento biologico se non una vecchia norma che chiedeva - con tanto di tesserino - a tutti noi se eravamo disponibili o meno a donare gli organi.
Personalmente, non fidandomi di chi dovrebbe certificare la mia morte e magari aspettava con ansia un donatore, porto in tasca quel tesserino con barrato ben chiaro "no".
Per lo stesso motivo non mi fido delle interpretazioni di eventuali norme su eutanasia o testamento biologico che possano portare allo spegnimento di macchine che mi tengono in vita.
Tantomeno ritengo che i magistrati possano e debbano interpretare a modo loro le leggi per far entrare surrettiziamente l'eutanasia nel nostro diritto.
Il compito dei medici è salvare le vite, non sopprimerle, nè aiutare chi vuole suicidarsi.
Non capisco tutti coloro che spingono, quasi compiacendosi, per introdurre il suicidio legalizzato (magari per mano altrui) nel nostro ordinamento.
Mi sembra un altro aspetto di una decadenza che assume velocità sempre maggiore.
Io credo ad una soluzione semplice e chiara: no alla morte di un innocente (per i criminali, invece, la pena di morte è un atto di giustizia a tutela della comunità civile) in modo diretto (eutanasia) o indiretto (mancata prestazione di cure o utilizzo di strumenti che tengano in vita la persona.
Sì alla soimministrazione di tutto ciò che è necessario per impedire anche la più piccola sofferenza di un malato.
Domani potrebbe sempre essere scoperta la cura per una malattia che oggi sempra inguaribile: perchè rischiare di non vedere quel giorno ?
Si parla (si è parlato e scritto tanto, troppo !) di eutanasia, di omicidio, di testamento biologico.
Nella sostanza una vita in difficoltà verrà spenta (forse) per un tratto di penna di alcuni magistrati.
In Italia è vietata l'eutanasia e non vi è una legge sul testamento biologico se non una vecchia norma che chiedeva - con tanto di tesserino - a tutti noi se eravamo disponibili o meno a donare gli organi.
Personalmente, non fidandomi di chi dovrebbe certificare la mia morte e magari aspettava con ansia un donatore, porto in tasca quel tesserino con barrato ben chiaro "no".
Per lo stesso motivo non mi fido delle interpretazioni di eventuali norme su eutanasia o testamento biologico che possano portare allo spegnimento di macchine che mi tengono in vita.
Tantomeno ritengo che i magistrati possano e debbano interpretare a modo loro le leggi per far entrare surrettiziamente l'eutanasia nel nostro diritto.
Il compito dei medici è salvare le vite, non sopprimerle, nè aiutare chi vuole suicidarsi.
Non capisco tutti coloro che spingono, quasi compiacendosi, per introdurre il suicidio legalizzato (magari per mano altrui) nel nostro ordinamento.
Mi sembra un altro aspetto di una decadenza che assume velocità sempre maggiore.
Io credo ad una soluzione semplice e chiara: no alla morte di un innocente (per i criminali, invece, la pena di morte è un atto di giustizia a tutela della comunità civile) in modo diretto (eutanasia) o indiretto (mancata prestazione di cure o utilizzo di strumenti che tengano in vita la persona.
Sì alla soimministrazione di tutto ciò che è necessario per impedire anche la più piccola sofferenza di un malato.
Domani potrebbe sempre essere scoperta la cura per una malattia che oggi sempra inguaribile: perchè rischiare di non vedere quel giorno ?
domenica, novembre 09, 2008
La farsa dei nuovi filoamericani
L'elezione di Obama è a mezzo tra la tragedia (per gli americani e per tutti noi) e la farsa.
Questo ultimo aspetto riguarda tutti coloro che, solo perchè è stato eletto un negro, stanno scoprendo una vena filoamericana che li porta ad inalberarsi se appena viene fatta una battuta scherzosa sul loro nuovo vitello d'oro.
E' farsesco ascoltare i commenti entusiasti di chi ha sempre odiato l'America e che ora la porta ad esempio di democrazia e di modello sociale.
E' farsesco leggere commenti ed editoriali che delineano un futuro degno più di un racconto di fantascienza che di una seria analisi politica.
E' farsesco pensare che il colore della pelle di un presidente possa trasformare una nazione dipinta come un lupo in un agnello (o, piuttosto, in una pecora ... nera).
Dal 5 novembre ho smesso di guardare il telegiornali, perchè sono pieni di tutti quegli "oh" "ah" "eh" estasiati davanti ad uno sconosciuto politico di Chicago, dalle origini meticce e dal colore della pelle nera.
Perchè quelle sono le uniche certezze su Obama: quel che si vede e quel che si sa delle sue origini.
Il resto lo scopriremo nel corso della sua presidenza che, da conservatore e filorepubblicano, spero sia limitata ad un solo mandato, per ripristinare già nel 2012 la continuità con la presidenza Bush, l'unica che abbia compreso - dopo che Reagan aveva indicato la strada - come affrontare le sfide del nuovo millennio e rispondere all'aggressione dei nemici del progresso.
Se Obama continuerà sulla linea di Bush, farà solo bene.
Se tornerà al vecchio "contenimento" Johnsoniano e tipicamente democratico, allora l'America, ma anche tutto il mondo avrà fatto non uno, ma parecchi passi indietro, distruggendo quel che Bush aveva costruito faticosamente e con una battaglia coraggiosa e pressochè solitaria.
Ma questo lo vedremo solo in futuro.
Per ora mi limito ad essere critico spettatore di una presidenza che ha sancito la vittoria delle minoranze in America, a scapito della maggioranza che ha fondato e arricchito quella nazione, per colpa di chi, pur facendo parte di quella maggioranza, ha scelto di votare il rappresentante di un'altra tribù.
Questo ultimo aspetto riguarda tutti coloro che, solo perchè è stato eletto un negro, stanno scoprendo una vena filoamericana che li porta ad inalberarsi se appena viene fatta una battuta scherzosa sul loro nuovo vitello d'oro.
E' farsesco ascoltare i commenti entusiasti di chi ha sempre odiato l'America e che ora la porta ad esempio di democrazia e di modello sociale.
E' farsesco leggere commenti ed editoriali che delineano un futuro degno più di un racconto di fantascienza che di una seria analisi politica.
E' farsesco pensare che il colore della pelle di un presidente possa trasformare una nazione dipinta come un lupo in un agnello (o, piuttosto, in una pecora ... nera).
Dal 5 novembre ho smesso di guardare il telegiornali, perchè sono pieni di tutti quegli "oh" "ah" "eh" estasiati davanti ad uno sconosciuto politico di Chicago, dalle origini meticce e dal colore della pelle nera.
Perchè quelle sono le uniche certezze su Obama: quel che si vede e quel che si sa delle sue origini.
Il resto lo scopriremo nel corso della sua presidenza che, da conservatore e filorepubblicano, spero sia limitata ad un solo mandato, per ripristinare già nel 2012 la continuità con la presidenza Bush, l'unica che abbia compreso - dopo che Reagan aveva indicato la strada - come affrontare le sfide del nuovo millennio e rispondere all'aggressione dei nemici del progresso.
Se Obama continuerà sulla linea di Bush, farà solo bene.
Se tornerà al vecchio "contenimento" Johnsoniano e tipicamente democratico, allora l'America, ma anche tutto il mondo avrà fatto non uno, ma parecchi passi indietro, distruggendo quel che Bush aveva costruito faticosamente e con una battaglia coraggiosa e pressochè solitaria.
Ma questo lo vedremo solo in futuro.
Per ora mi limito ad essere critico spettatore di una presidenza che ha sancito la vittoria delle minoranze in America, a scapito della maggioranza che ha fondato e arricchito quella nazione, per colpa di chi, pur facendo parte di quella maggioranza, ha scelto di votare il rappresentante di un'altra tribù.
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